Storia della Cavalcata. » Pagina 1 - 2 - 3
La Cavalcata ebbe vita gloriosa fino ai primi del ’600 e dopo un periodo di decadenza fu riportata al primitivo splendore dal Mons. Amedeo Conti.
Abolita nel 1808 durante il Regno Napoleonico (Fermo in tal epoca era capoluogo del Dipartimento del Tronto da cui dipendevano le vice prefetture di Ascoli e Camerino), tornò in vita dopo il congresso di Vienna, ma senza il primitivo splendore; condusse poi vita grama fino al 1860, anno in cui cessò con la venuta dei Piemontesi e il Regno di Vittorio Emanuele II.
Si fecero tentativi di ripristinarla nel 1897 e nel 1921 ma senza apprezzabili risultati.
Tornata a rivivere dopo otto secoli nel 1982, sta riprendendo il primigenio splendore e l’antica fama.
IL PALIO
La corsa del Palio si svolgeva nelle ore antimeridiane (de mane ante pranddium). Al vincitore si dava come premio un palio di seta prezioso. La gara si svolgeva, Via Maris, da Porta San Francesco fino al palazzo del Comune.
Aveva luogo poi il gioco dell’anello. Il cavaliere, correndo, doveva infilare con la lancia un anello fisso o mobile. Vi era pure la Quintana. Il cavaliere si esercitava contro un bersaglio mobile costituito da una statua gigante con un braccio teso lateralmente. Se il cavaliere non colpiva velocemente o al segno giusto, il braccio della statua, che nel nostro caso si chiamava Marguttu, colpiva l’incauto cavaliere.
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